JUJITSU - BATTODO - A.S.D. RONIN KAI TUSCANIA

aggiornato al 11/09/2019
ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA
RONIN KAI
KARATE SHOTOKAN
TUSCANIA
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Discipline
Iaido - Battodo - Kenjutsu
Scuola di studio delle Arti Marziali antiche

SENSEI GIUSEPPE OLIVIERI

BATTŌDŌ
Il Battōdō è una disciplina di fondamentale importanza per tutti i praticanti di kendō e iaidō: lo studio costante dei kata delle due discipline si approfondisce e si affina attraverso lo studio e l'esecuzione dei kata di  battōdō.
Questa disciplina è caratterizzata da quattro fondamentali indirizzi di pratica:
i Kihon, lo studio base dell'utilizzo della spada,
i Battōdō Seitei Kata, le dieci forme di taglio preordinate con avversari immaginari,
il Kumitachigata, le forme catalogate di Bungai (lett. applicazione del combattimento) da eseguire in coppia,
il Battōdō Tameshigiri Seitei Gata, l'applicazione delle forme di taglio su bersagli di paglia (tatami omote makiwara) o di bambù (take) delle 10 forme preordinate.

In genere il praticante utilizza un bokuto,  una spada di legno, per perfezionare lo studio dei kihon, del kumitachi  e dei battōdō seitei gata per passare, a un livello più avanzato,  all'utilizzo dello iaito, una spada con lama non affilata, e infine  all'uso dello shinken, una spada in acciaio con lama affilata, per  verificare le capacità di taglio reale sul makiwara o sul take.
Questa disciplina è allo stesso tempo complemento e  coronamento dello studio delle tecniche schermistiche giapponesi;  imparare a tagliare correttamente e 'concretamente' aiuta il praticante  di kendō e iaidō a verificare 'sul campo' le nozioni e le tecniche  acquisite durante la sua esperienza di pratica.

Il Battodo divulga ed insegna il reale uso della Katana (spada  giapponese), arma elitaria e propria dei Samurai del Giappone feudale e  di un passato non troppo remoto, giunto fino a noi tramandato da maestro  ad allievo all'interno di una scuola (Ryu), nel rispetto massimo della  tradizione, implicando anche uno studio mentale e filosofico.
Oggi  che la guerra focalizza ben altre tecnologie, è alquanto evidente che,  se l'arte marziale si riducesse solo alla tecnica della spada di per sè,  sarebbe anacronistica; questa forma d'arte pone il praticante di fronte  all'avversario più difficile e subdolo: se stesso.
Lo studio attraverso questo strumento acquisisce valore come  mezzo di educazione della mente, del profondo interiore personale, come  ricerca dell'io vero, attraverso la pratica costante e lo zen che ne  permea ogni momento (concentrazione, costanza, sacrificio, controllo  delle emozioni, delle paure, dell'orgoglio e della volontà di apparire),  come ricerca di uno stato di vuoto mentale (mushin) e la riscoperta  dell'energia vitale (ki).
Tutto questo passa chiaramente attraverso  la pratica fisica (aspetto esteriore) che prevede dapprima lo studio  delle tecniche di base (khion) per passare poi alle forme (kata) proprie  della scuola ed ai tagli, come conseguenza logica della tecnica  acquisita; volontari, coscienti, premeditati e non casuali, che  dimostrerebbero essenzialmente una cosa ovvia: la katana taglia!
Tutto questo in un crescendo tecnico che porta il praticante  all'acquisizione di uno spirito "Samurai" anche nel quotidiano, alla  ricerca eterna del migliorarsi.
Takagi Yoshin Ryu

SENSEI GIUSEPPE OLIVIERI

 
La scuola “Takagi Yōshin-Ryū Jūtaijutsu (高木揚心流柔体術)” tradotta  significa “La scuola dell’alto albero con profonde radici nel cuore”.   Scuola creata nel XVII secolo, di cui il primo Soke è stato Takegi  Oriemon Shigenobu.
Le tecniche della scuola venivano utilizzate in ambienti interni e  sono quindi a corta distanza. La scuola si è sviluppata infatti  nell’ambito delle guardie del corpo: non potendo utilizzare armi  all’interno dei palazzi, queste dovevano avere una grande abilità nel  Jutaijutsu. Si eseguono proiezioni, lussazioni e strangolamenti in corta  distanza di combattimento evitando che l’avversario possa ruotare e  scappare. Fondamentali sono le immobilizzazioni che vengono effettuate  controllando simultaneamente tre o quattro punti diversi.
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